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Corso di Laurea Triennale in Scienze Agrarie

Puliti Daniele

Titolo della tesi La problematica dei nitrati nelle aziende zootecniche: basi teoriche e applicazione della normativa
Candidato

Daniele Puliti

Relatore

prof. Anna Acciaioli

Correlatore  
Anno Accademico 2013/2014
Riassunto

Nell’ultimo secolo la forte industrializzazione e l’intensificazione dell’agricoltura hanno portato ad uno squilibrio del ciclo dell’azoto, in particolare si è esasperata la produzione di nitrati (derivati principalmente da reflui zootecnici e dalla depurazione delle fogne urbane) che non essendo trattenuti nel terreno, vanno ad inquinare le falde sotterranee e, successivamente, i mari.
A fronte di questo problema l’Unione Europea nel 1991 ha emanato la direttiva comunitaria 91/676/CEE, più nota come Direttiva Nitrati, che rappresenta il riferimento normativo per i Paesi Membri per la protezione delle acque e del suolo dall'inquinamento causato dai nitrati provenienti da fonti agricole. Ogni Stato Membro ha recepito la direttiva con decreti nazionali; per quanto riguarda l’Italia, si ricordano il decreto ministeriale 19 aprile 1999, il decreto legislativo 3 aprile 1999, n. 152 e il decreto ministeriale 7 aprile 2006. Sulla base di quest’ultimo, ogni Regione italiana ha adottato dei regolamenti propri. In particolare, la Regione Toscana ha emanato il Decreto 46/R/2008, che è stato in seguito sostituito con il D.P.G.R. n° 76/R/2012. Il decreto pone l’obbligo alle aziende di redigere una comunicazione da presentare al S.U.A.P., in base alla zona in cui l’azienda si trova (ZVN o ordinaria) e alla produzione di nitrati.
L’Associazione Regionale Allevatori (A.R.A.T.), all’interno del programma di assistenza tecnica, (misura 114 del PSR), ha quindi inserito la gestione di questo aspetto per le aziende associate. In una prima fase è stato necessario predisporre una scheda di rilevamento dei dati aziendali necessari al computo delle emissioni azotate. Con questa tesi mi sono inserito nella fase finale della realizzazione della scheda in questione, in particolare mi sono dedicato alla sua validazione in un’azienda di riferimento, procedendo anche ad una valutazione critica dei risultati, compresa le indicazioni di correzione di eventuali disformità rispetto alle prescrizioni di legge.
È risultato che l’azienda oggetto di studio possiede le strutture destinate allo stoccaggio degli effluenti zootecnici di dimensioni più che sufficienti, per quanto riguarda i materiali palabili (letame). Lo stesso non si può dire per i materiali non palabili (liquami), per i quali è quindi necessario un aumento delle strutture di stoccaggio, in particolare si è rilevata un’insufficienza del numero di pozzetti. L’azienda dispone di una ampia superficie coltivata sulla quale effettuare un adeguato spandimento dell’azoto prodotto in stalla. La superficie a pascolo è idonea a recepire gli effluenti direttamente restituiti dagli animali nel periodo relativo.
Il lavoro effettuato per la tesi mette in evidenza come sia importante l’adeguamento del settore zootecnico alla normativa vigente che prevede l’inserimento degli allevamenti in equilibrio con la sicurezza e nel rispetto dell’ambiente.

 
ultimo aggiornamento: 22-Mag-2015
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