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Corso di Laurea Triennale in Scienze Agrarie

L’alimentazione proteica nei suini con particolare attenzione alle razze rustiche.

Titolo della tesi


L’alimentazione proteica nei suini con particolare attenzione alle razze rustiche.

 

Candidato


Agnese Spadi

 

Relatore


Anna Acciaioli

 

Correlatore


 

 

Anno Accademico


2014/15

 

Riassunto


Nella seguente tesi abbiamo affrontato la tematica dell’alimentazione proteica nei suini, ponendo la nostra attenzione sulle razze rustiche presenti nel nostro territorio ed in modo particolare alla Cinta Senese, razza autoctona Toscana.

Nel secolo passato, dagli anni ’60, si è assistito al passaggio da allevamenti a conduzione familiare ad allevamenti di tipo intensivo a ciclo chiuso, al fine di soddisfare le esigenze del mercato. Il consumo pro capite di carne suina è infatti cresciuto molto negli ultimi decenni del Novecento, fino ad arrivare ad eguagliare il consumo di carne bovina negli anni ’90.

Tuttavia però contemporaneamente si è assistito anche ad una progressiva riduzione delle razze autoctone rustiche, per fare spazio a razze migliorate. Ad oggi, grazie alla collaborazione tra allevatori e studiosi, è stato possibile il recupero di queste razze.

Nel nostro territorio Toscano, la Cinta Senese, è senz’altro uno tra gli alimenti più consumati, grazie alle ottime qualità organolettiche che presenta e poiché risponde alle aspettative di un consumatore “moderno” che apprezza l’aspetto etico legato al sistema di allevamento che le contraddistingue.

Tali caratteristiche della Cinta, come delle altre razze rustiche, derivano dallo stile di vita che questi animali
conducono; sono infatti, ottimi pascolatrici, la loro alimentazione si basa prevalentemente su ciò che il pascolo in bosco è in grado di fornire loro.

I frutti del bosco però, a seguito di sperimentazioni fatte dall’Università di Firenze, risultano carenti di proteine e la presenza di tannini ne deprime ulteriormente la digeribilità di quest’ultime. La ghianda, che tra i frutti analizzati presenta il maggior contenuto di proteine, ne presenta soltanto 8,42% sulla sostanza secca.

Nelle prove effettuate si è potuto quindi evidenziare una notevole variabilità dei risultati di accrescimento e di
composizione corporea in funzione delle diverse modalità di allevamento. Per tale ragione, l’alimentazione dei suini al pascolo necessita di una continua calibratura della dieta.

Nella seguente tesi, poniamo la nostra attenzione sui fabbisogni proteici che queste razze richiedono. Dai risultati
di alcune sperimentazioni, basate sulla formulazioni di diete con diversi valori proteici differenti, è risultato che la dieta al 13% ha fornito le migliori performances, e buone ritenzioni azotate.

In quest’ottica appare quindi inutile l’impiego di diete ad alto livello proteico che inoltre si traduce in maggiori escrezioni azotate con ripercussioni negative sull’ambiente.

Oltre ai tradizionali alimenti sottoposti ai suini in allevamento, è stato valutato l’impiego di fonti proteiche alternative alla soia, con risultati incoraggianti, dimostrando la possibilità di escludere quindi l'impiego di prodotti
OGM.

 
ultimo aggiornamento: 01-Mar-2016
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