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Corso di Laurea Triennale in Scienze Agrarie

Il Ruolo dell’Agricoltura Conservativa nell’Area Mediterranea

Titolo della tesi


Il Ruolo dell’Agricoltura Conservativa nell’Area Mediterranea

 

Candidato


Edoardo Bellini

 

Relatore


Simone Orlandini

 

Correlatore


 

Anno Accademico


2014-15

 

Riassunto


Nell’attuale contesto storico, caratterizzato dall’aumento della popolazione mondiale e dalla maggiore attenzione rivolta all’ambiente, l’agricoltura conservativa può essere una valida alternativa per conciliare la produttività con la sostenibilità.

Questo sistema di gestione agronomica si propone tre punti cardine: la minima alterazione del suolo, la copertura organica permanente del terreno tramite residui colturali e cover crops, le opportune rotazioni colturali.

La minima alterazione del suolo viene attuata attraverso le lavorazioni conservative, che vanno dalla forma più radicale come il no tillage, o non lavorazione, a quelle intermedie come il minimum tillage, lo strip tillage etc. La minore manipolazione del terreno porta ad una serie di cambiamenti fisici, chimici e biologici all’interno del suolo: minore erosione e compattamento, aumento della sostanza organica, miglioramento della struttura e della gestione dell’acqua, potenziamento delle condizioni ambientali per organismi pedologici utili.

L’utilizzo di cover crops e residui colturali, per garantire una copertura organica permanente al terreno, potenzia gli effetti derivati dalla minima manipolazione del terreno, come l’aumento di sostanza organica e il miglioramento della struttura, e ne aggiunge altri come il miglior controllo delle infestanti, la mancata presenza della crosta di lavorazione, la riduzione delle perdite di acqua per evaporazione, l’arricchimento in nutrienti e il calo delle perdite di N per lisciviazione.

Infine viene ridato importanza al ruolo delle rotazioni che, nel contesto dell’agricoltura conservativa, riescono a trovare, oltre alla serie di vantaggi agronomici e ambientali apportati, una validità anche a livello economico.

Oltre a questa serie di benefici, vanno considerati anche alcuni svantaggi che rendono l’agricoltura conservativa una materia controversa.

Nel corso di questa tesi, prendendo in considerazione i risultati tratti da due lavori di ricerca, sono state considerate le effettive possibilità di utilizzazione di questo sistema di gestione all’interno di un ambiente Mediterraneo come quello del nostro paese.
Nella prima prova sperimentale, della durata di 15 anni, condotta dall’Università di Pisa sono stati confrontati alcuni parametri fisici, chimici e biologici di terreni sottoposti a diverse lavorazioni (NT e CT), concimazioni e coperture organiche.

I risultati migliori per quanto riguarda il contenuto di sostanza organica, la stabilità degli aggregati, la densità apparente e i parametri microbiologici e biologici si sono ottenuti con l’utilizzo di terreni sodivi (NT), fertilizzati con un apporto medio di azoto e affiancati da una cover crop di Vicia Villosa. Invece per quanto riguarda le rese produttive in questo caso i risultati migliori sono stati ottenuti con il sistema convenzionale (CT).

La seconda prova presa in esame, svolta in un ambiente semiarido dell’entroterra siciliano per una durata di 20 anni, ha preso in esame soprattutto l’aspetto produttivo di una coltivazione di grano duro sottoposta a sistemi NT e CT. I dati ricavati hanno dimostrato che nelle condizioni presenti nella zona dell’esperimento le tecniche conservative di gestione del terreno sono risultate competitive con quelle convenzionali: le rese infatti sono risultate in media uguali tra NT e CT.

Nel dettaglio però i dati hanno evidenziato un vantaggio del primo sistema di gestione soprattutto in presenza di condizioni di stress idrico per le piante, di terreni con la presenza di argille autostrutturanti e della coltivazione precedente di una leguminosa. Al contrario il sistema CT ha fornito produzioni maggiori al presentarsi di situazioni di rifornimento idrico adeguato per le piante, di monosuccessione di grano duro e al diminuire del grado di concimazione azotata.

In conclusione dall’insieme dei risultati tratti dalle due ricerche in questione possiamo dire che l’agricoltura conservativa, se inserita nel giusto contesto ed eseguita nelle giuste modalità, possa essere un’alternativa valida ai metodi convenzionali, sia dal punto di vista della sostenibilità, sia, in particolari situazioni, dal punto di vista della produttività.

 
ultimo aggiornamento: 26-Apr-2017
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